MABA DEGLI ALBERI/LEN INTERVIEW

La canicola estiva sta salendo verso gli apici che ricorderemo come “l’infuocato luglio del 2010” e in una caldissima domenica di fine giugno, il chiosco di Lignano Pineta è il posto migliore per fare due chiacchere con Maba davanti a una (si fa per dire) birra. Artista “primitivista” (a.k.a. MDA) e musicista minimale (a.k.a. Len), Maba sta sviluppando su binari paralleli un progetto artistico di grande impatto. Pitture e sculture che sembrano, quando non sono, dei rituali. Spesso in luoghi abbandonati dall’uomo di cui la natura si sta di nuovo impossessando, anche se non manca di farsi notare nell’ambiente dell’arte contemporanea (Illegal Word Art Genova 2007; Junkbuilding Triennale Bovisa, Milano 2008; Sopra il Sotto, Manhole Art Milano 2009; hEART(H) Palazzolo dello Stella 2009; Sweet Sheets III Palermo 2010).
SD: Maba degli alberi e Len. Stai sviluppando due identità parallele in cui musica e arte concettuale sembrano avere ruoli complementari. È davvero così?
M: Da sempre nei miei rituali o nelle mie istallazioni i suoni hanno una parte fondamentale, importantissima, la musica è parte integrante nella mia esistenza, fin dai primi anni 90 quando registravo in cassette i più disparati suoni, che poi amalgamavo creando pseudo suite ambientali. Era quindi inevitabile renderla complementare alla pittura o alla scultura, essendo tutte cose che mi appassionano molto.

SD: La tua arte ruota attorno a solo quattro materiali: legno, corda, pietra, ferro. Non è una scelta casuale.
M: Diciamo che per quanto riguarda le prime tre la scelta era inevitabile, portando avanti un discorso di primitivismo, era fondamentale usare materiali facilmente recuperabili nei boschi, nella natura, usati fin dai tempi ancestrali, materiali che sono completamente ecocompatibili. Il ferro invece ha un ruolo di rottura, quasi sempre rappresenta, esprime, la negatività, simboleggia il cambiamento, l’evoluzione verso la modernità.

SD: Gli alberi, la vegetazione e la natura in generale sono il leit motiv di un opera dalla forte carica simbolica. Perché hai scelto questo soggetto come veicolo del tuo messaggio? Sei un ecologista?
M: Tutto ha avuto inizio tra gli alberi, nella natura, la vegetazione ci ha nutriti, protetti, fin dalla nostra comparsa sulla terra. Da li è iniziato tutto e credo che li un giorno torneremo, l’uomo ha perso coscienza di questo. Sembrerebbe ovvio dire che tutti noi dobbiamo essere ecologisti, dato che si tratta di salvaguardare lo spazio in cui viviamo, ma purtroppo non è così, c’è poca consapevolezza di questo, la gente non si rende profondamente conto di quanto le cose stiano peggiorando.

SD: Nelle tue installazioni utilizzi molti simboli antichi, dalle rune alla svastica, oltre ad ispirarti a rituali e miti nordici preistorici. Che ruolo hanno queste simbologie nelle tue creazioni e cosa rappresentano per l’uomo contemporaneo?
M: Sono molto attratto da questi antichi culti, dai loro simbolismi, i primi rituali, una lontana età che esprimeva uno stretto legame con la Madre Terra. Le antiche tradizioni pagane come il druidismo, hanno sempre esercitano un forte interesse e ispirazione per me, inevitabile quindi ritrovarne forti tracce nelle mie creazioni. Si tratta di cose semplici ma allo stesso tempo intrise di significati, facilmente identificabili. Tutto ciò ci riporta indietro nei tempi a ricordare la nostra primordiale esistenza. L’uomo contemporaneo ha voluto dimenticarsi tutto questo, si è distaccato dagli altri animali, ha voluto reprimere il suo istinto, si è allontanato dal suo essere selvaggio, ha ripudiato le sue origini, ha cercato di distruggerne tutte le tracce, convinto di essersi evoluto in qualcosa di superiore da non aver più bisogno che di se stesso.

SD: Da sempre sei un appassionato di hard-core, skateboarding e per diversi anni sei stato un writer. Che rapporto vedi tra queste culture e la tua arte e perché hai deciso di mollare le bombolette?
M: Inizialmente mi piaceva l’idea ingenua che queste culture potessero dare una spinta libera, sincera, ad un modo di pensare, agire, che non avesse alcun controllo, imposizione, regola, a come individualmente uno volesse viverla. Purtroppo invece c’è sempre la tendenza a mettere dei paletti alla libertà individuale”su cosa dover fare o non poter fare per “farne parte”. È per questo che tengo a starmene sempre fuori da qualsiasi cultura-movimento-scena che sia fatta da tre persone oppure da un milione. Credo che ora quello che faccio sia volutamente molto distante da queste culture, specialmente da quella del writing, a mio parere ridotta a pura esibizione estetica, poi sinceramente non sono mai stato un gran che bravo con la bomboletta (ride n.d.r.), senza parlare del costo assurdo che hanno raggiunto, del fatto che ti impastano i polmoni e che inquinano tantissimo.

(Txt Alberto Zannier, Pics Maba)
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